Lo spettacolo d'arte varia di una piazza innamorata

Venerdì 21 Luglio 2017 Ore 11:10

La classe non è acqua, come si suol dire, anzi direi che chi era presente al live di Paolo Conte ieri sera (nell'ambito del MusArt Festival, che stasera vedrà esibirsi Francesco Gabbani) può ben dire che la classe si possa riassumere nelle note di un pianoforte e in una voce arrotata e imperfetta, ma per questo unica, come quella dell'avvocato.

La cornice era già di per sè da incanto, non a tutti capita di esibirsi in una piazza come quella della Santissima Annunziata, uno di quegli scenari che sembrano stati creati apposta per ospitare le note e le parole di pochi eletti. Inutile dire che Paolo Conte rientra certamente nel novero di questi pochi.

Attacca con "Ratafià" e subito non si può non rimanere incantati, anzi, sarebbe meglio dire incatenati, dalla classe, alle espressioni e alla concentrazione di quest'uomo, cercando di studiarne ogni movimento, ogni impercettibile sguardo, ogni mutamento nel tono: Conte è un maestro, un'icona (suo malgrado), un idolo da osannare (suo malgrado, di nuovo).

L'orchestra è lo straordinario sparring partner di quello che è probabilmente, assieme a Morricone, il musicista di maggior talento rimasto in Italia, espressione di una generazione che faceva del garbo e dello studio il proprio vanto: "Sotto le stelle del jazz" ci fa alzare la testa e ammirare la notte meravigliosa all'ombra dell'Ospedale degli Innocenti, facendoci capire che fortuna stiamo avendo ad essere qua, mentre "Alle prese con una verde milonga" parte estenuata, lenta, per poi prendere vita e forza. "Gioco d'azzardo" è una chicca da assaporare dolcemente, mentre con "Gli impermeabili" si raggiunge uno degli apici della serata, subito superato da "Via con me"

Una torrida, quasi desertica "Diavolo rosso" ci conduce verso il finale di una serata magica, che si chiude ancora con "Via con me", in una versione più ritmata e cantata a piena voce da una piazza in visibilio, che dedica una ovvia standing ovation al Maestro.

A 80 anni l'Avvocato ha dimostrato una volta di più che raggiunge livelli irraggiungibili per (quasi) tutti. E Firenze, innamorata, ringrazia. Non se lo sarebbe perso per niente al mondo.

@Alessio Gallorini

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